Alla fine Schumacher ce l’ha fatta; dopo 21 anni la Ferrari è di nuovo campione del mondo, o meglio un suo pilota ha di nuovo vinto il mondiale piloti. Un successo dovuto alla bravura del tedesco, ma anche all’impegno di una squadra che mai come quest’anno sembra essere stata superiore alla concorrenza.

Se infatti negli anni passati le prestazioni Ferrari erano dovute più alle capacità del singolo pilota, piuttosto che alla reale competitività della monoposto, nel 2000 la superiorità del mezzo meccanico è parsa evidente. Se si esclude la pausa estiva, in cui per altro resta difficile valutare le reali possibilità di vittoria della Ferrari visto che Schumacher era finito fuori gara dopo poche curve, la vettura di Maranello è stata sempre all’altezza delle avversarie.

Resta in sospeso il giudizio su Barrichello, apparso sempre inferiore a Schumacher, ma penalizzato dal fatto di essere al primo anno alla guida di una rossa; mentre infatti il tedesco poteva godere di una quinquennale esperienza al volante del cavallino, il brasiliano si doveva adattare alla guida di una vettura super-potente venendo da una vettura, la Stewart, che aveva un bel po’ di cavalli in meno.

Anche il giudizio su Todt non può che essere solo parzialmente positivo, dato che dopo l’esperienza Peugeot ha impiegato ben 5 anni per riportare la Ferrari al successo. In quel lasso di tempo, e con tutti i soldi che sono stati spesi, forse chiunque sarebbe riuscito a far vincere la Ferrari.

Una nota di merito va infine ad Hakkinen, da tutti a ragione considerato un vero signore, che ha saputo accettare la sconfitta con onore, senza mai tagliare la strada a nessuno e senza mai rendere i suoi discorsi velenosi. La sua McLaren quest’anno era inferiore alla concorrenza, ma lui sicuramente è un pilota all’altezza di Schumacher, forse un pizzico meno bravo, ma anche un pizzico più signore!


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